Il 23 e il 30 dicembre 1966 al Blarney, una sala da ballo irlandese, ottimamente dislocata a Tottenham Court Road nel West End londinese, suonarono i Pink Floyd che, tra gli altri, furono il gruppo di punta per l’inaugurazione della “UFO Presents Night Tripper“. Vi fu un grande afflusso di pubblico in entrambe le serate, richiamati, soprattutto, dalla presenza del gruppo. Il manifesto pubblicitario chiamava il club come “Night Tripper”… ma pochi giorni più tardi sarebbe stato noto come UFO CLUB. La scelta del nome scatenò accesi dibattiti tra gli organizzatori dell’evento Joe Boyd e John Hopkins. Il primo preferiva UFO CLUB (che stava, a seconda dei gusti, per Unidentified Flying Object, oggetto volante non identificato, oppure per Underground Freak Out – qualcosa come “fuori di testa underground”) mentre il secondo prediligeva il nome strillato in cartellone, cioè “UFO Presents Night Tripper”. Alla fine la spuntò Boyd.
Lo scopo del Club, oltre che come centro di ritrovo “Underground”, era quello di finanziare la rivista IT.
L’UFO Club è stato il primo club nella Londra psichedelica, l’equivalente del The Gas di Los Angeles o del Fillmore di San Francisco. Il locale divenne subito luogo di incontro e aggregazione di centinaia di freak e trampolino di lancio di molte formazioni più o meno famose. Oltre ai Pink Floyd l’UFO ospiterà spesso i Soft Machine, Arthur Brown, Procol Harum, Alexis Korner, Tomorrow, Fairport Convention, Eric Burdon, Incredible String Band. Tutti i concerti erano accompagnati da proiezioni di diapositive e giochi di luci iniziando quel coinvolgimento dei sensi e quell’approccio multimediale che saranno poi la normalita’ nel mondo rock.
Sicuramente l’evento più importante organizzato dall’UFO all’Alexandra Palace fu il “The 14 Hour Technicolour Dream”, happening con poeti, artisti, musicisti svoltosi tra il 29 ed il 30 Aprile del 1967 i cui partecipanti furono tra gli altri Yoko Ono e John Lennon, Arthur Brown, Soft Machine, Alexis Korner, Pete Townsend, ed i Pink Floyd che suonarono all’alba del secondo giorno parte del materiale dell’ancora inedito “The Piper at the Gates of Dawn”.
Il successo dell’UFO andrà di pari passo con la sua fine: il locale troppo piccolo per accogliere il crescente numero di visitatori, il volume sempre molto alto, e l’abbondante uso di droghe, provoca le lamentele del vicinato e l’arresto di Hopkins per reati di droga fa aumentare la pressione della polizia sul club, provocando la revoca del contratto di locazione. Il club si trasferì per alcuni mesi alla Roundhouse a Camden Town, un edificio quasi abbandonato usato per la riparazione di locomotive, in posizione più periferica, ma con un affitto esorbitante che provochera’ l’effettivo collasso economico facendo scomparire il nome di UFO Club nell’ottobre del 1967.
Fonti citate: “Pink Floyd – Un Sogno In Technicolor – 30 Anni di Storia” di Glenn Povey e Ian Russell; Pink Floyd: Lo Stilema Errante di Valerio HT; Wikipedia.
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