A Saucerful of Secrets

A Saucerful of Secrets è un disco di importanza cruciale nella discografia dei Pink Floyd. Non perché segni particolari scarti rispetto all’esordio di Piper at the Gates of Dawn, ma perché fotografa il momento preciso in cui la guida del gruppo passò dalle mani di Syd Barrett a quelle di Roger Waters.

Elenco Brani:

È proprio in questo periodo che Barrett comincia ad accusare gli effetti collaterali dell’LSD sommati ai già ereditari problemi di schizofrenia. In sua presenza, infatti, le registrazioni risultano lunghe e difficoltose e diviene impossibile per la band sostenere un tale peso. Le uniche apparizioni di Barrett in quest’album sono la chitarra su Remember a Day (in un primo momento intitolata Sunshine ed inizialmente pensata per The Piper at the Gates of Dawn) e Set the Controls for the Heart of the Sun e l’ultima traccia dell’album, Jugband Blues, unico brano da lui scritto e cantato.

Anche il coinvolgimento di Gilmour era abbastanza scarso. A quanto si dice, il chitarrista ricevette un compenso fisso pari a un quarto dei diritti di pubblicazione sulla title track. Ho contribuito per quel che potevo. Ero, onestamente, un po’ ai margini. Non mi sentivo un membro del gruppo a pieno titolo, il mio apporto fu per forza limitato”. È probabile che non ci fosse alcuna aspettativa riguardo a Gilmour e alle idee che avrebbe potuto portare. Mentre la sua abilità tecnica era fuori discussione, il suo stile come chitarrista e l’estensione vocale erano lontanissimi rispetto a Barrett, perciò gli ci volle un po’ di tempo per ingranare, soprattutto in studio di registrazione. “Non credo che gli altri avessero un’idea precisa su quello che avrei dovuto fare e come. Insomma, ero di supporto alla ritmica. Per sei mesi buoni, forse più, non presi nemmeno un’iniziativa. Cominciavo a sentirmi un po’ depresso.” I suoi sospetti che quel gruppo fosse davvero strano trovarono conferma quando scoprì che Waters e Mason “componevano A Saucerful Of Secrets come un grafico architettonico, in forma dinamica con depressioni e picchi. Niente a che vedere con una qualunque forma musicale”. Di lì a poco, ad ogni modo, Gilmour cominciò a offrire l’apporto delle proprie idee e del proprio stile originale. Wright era già considerato il musicista di maggior talento, Waters e Mason invece si occupavano della struttura, della presentazione e, soprattutto, del concept: “The big picture”. Fu una fortuna che questa équipe lavorasse così in sintonia. Presto diventò un meccanismo perfetto in ciascuna delle sue parti.

La versione in quest’album di Set the Controls… è l’unica nella loro discografia in cui suonano tutti e cinque.

L’album venne registrato tra l’agosto 1967 ed il maggio 1968 agli EMI Studios di Abbey Road e ai Sound Techniques Studios di Chelsea a Londra, ma missato interamente agli Abbey Road.

La produzione dell’album fu affidata a Norman Smith. L’album fu pubblicato il 29 giugno1968 inInghilterra e il 27 luglio 1968 negli U.S.A..

La copertina era opera del disegnatore e grafico Storm Thorgerson, un vecchio amico dei tempi di Cambridge poi allievo al Royal Collège of Art. Il lavoro di Thorgerson conla Hipgnosis, celeberrimo team grafico degli anni ’70, diventerà un marchio distintivo dei Pink Floyd e la sua amicizia con i musicisti dura ancora oggi;.la copertina  è formata da un collage di 13 immagini tra cui figurano alcuni frammenti di fumetti della Marvel Comics, l’immagine di un alchimista, immagini di ampolle e bottiglie, una ruota con i segni zodiacali, il sole, alcuni pianeti e una piccola foto del gruppo sulle rive di un fiume fuori Londra.

L’album conquistò un buon piazzamento in classifica, a fronte di reazioni contrastanti. IT, per esempio, scrisse a proposito della title track che era “troppo lunga e noiosa”. In ogni caso, benché non fosse un progetto organico (buona parte del disco è costituita da avanzi di PIPER), segnò il definitivo distacco dal pop psichedelico.

(fonti cit: Pink Floyd – Un Sogno In Technicolor – 30 Anni di Storia di Glenn Povey e Ian Russell -  Wikipedia)

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